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RIFORMA ISTITUTI TECNICI: D.M. 29 del 19/2/2026 -La posizione dei Cobas scuola

La Riforma degli istituti tecnici, in sintonia con l’istituzione della Filiera tecnico- professionale 4+2 e i Licei Made in Italy, nonché i Licei TED (transizione ecologica digitale di durata quadriennale), risponde ad un preciso disegno di legge: subordinare la scuola all’impresa; trasformare lo studente in un apprendista precoce; instillare nello studente una logica di concorrenza e di profitto. L’allievo deve funzionare come un’impresa trasformandosi in imprenditore di sé stesso, giacchè il principio che sottende tali riforme è quello che il benessere della società derivi unicamente dal benessere dell’impresa, quindi, la scuola deve porsi al suo servizio.

Con tale riforma, l’azienda entra prepotentemente nella scuola, dettando tempi e programmi. Negli anni ’70 del secolo scorso, operai e studenti conquistavano le 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, un monte ore retribuito e contrattualizzato per corsi di formazione e un titolo di studio. In questo modo, il mondo del lavoro si appropriava della scuola . Dal 2015(Legge 107, cosiddetta Buona scuola) sino ad oggi, questo rapporto si è rovesciato. Con l’introduzione dell’alternanza scuola lavoro (ora FLS) adesso sono gli studenti ad entrare in aziendae talvolta a “morire” o rimanere seriamente feriti (dati INAIL 2024: 1 morto e 2000incidenti; 1050 denunce già pervenute nel primo semestre 2025). Gli studenti devono uniformarsi al “Just in time”, cioè devono adattarsi precocemente alla fluttuazione del mercato del lavoro e adeguarsi ad eseguire compiti decontestualizzati e generici. Ora anche i docenti entrano nell’azienda e partecipano ad attività di aggiornamento e di osservazione delle discipline tecnico-professionale.

Tali attività sono finalizzate all’intensificazione dei rapporti con il sistema produttivo del territorio.

Con il DM 29 si verifica una notevole riduzione del curricolo nazionale. La riforma si applica a partire dalle prime classi dell’anno scolastico 2026-27. La riduzione del curricolo nazionale è di ben 132 ore rispetto al modello precedente. La disciplina più colpita è la Geografia. Vengono eliminate 2 ore nel biennio economico e 6 ore nel triennio ad indirizzo turistico. L’ insegnamento della disciplina si riduce soltanto ad un’ ora settimanale al primo anno. L’Italiano subisce la contrazione di un’ora nelle quinte classi (33 ore in meno).Vi è poi, una riduzione delle ore dedicate alla seconda lingua straniera ,specialmente nel settore economico(2 ore settimanali rispetto alle 3 dell’ ordinamento precedente). Nell’ultimo anno l’insegnamento si riduce ad una sola ora settimanale.

La nuova disciplina: Scienze sperimentali (un’ora settimanale)accorperà Biologia, Chimica, Fisica e Scienza della Terra e determinerà un taglio di 231 ore, sconfessando allo stesso tempo, il mantra della centralità delle discipline STEM (Science, technology, engineering, mathematics). L’obiettivo, secondo il ministro, è quello di promuovere una cultura scientifica, intensificando una didattica che colleghi i diversi insegnamenti attraverso un linguaggio comune e, sul pianometodologico, proponendo attività interdisciplinari. La nuova materia, verrà, infatti, insegnata da docenti diversi ma avrà un unico voto in pagella. I docenti dovrannoalternarsi nell’insegnamento e poi ricompattarsi durante gli scrutini per elaborare il voto!!!Definirei, citando un famoso film di Sam Peckinpah, questo pool di docenti su una singola disciplina: “The wild bunch”, ovvero, “Il mucchio selvaggio”.

La riforma prevede anche l’anticipo del FSL (formazione scuola lavoro) a partire dal secondo anno, ovvero all’ età di quindici anni!

Il decreto ministeriale è stato, infine, pubblicato ad iscrizioni scolastiche già concluse, rivelando “mancanza di trasparenza e di rispetto” nei confronti dellestesse famiglie. Le iscrizioni sono avvenute su piani di studi diversi da quelli proposti dalla riforma. Nella circolare 1397 del 19/3/2026, il ministero ha fornito indicazioni operative volte a mitigare le criticità di tale riforma. Per evitare il rischio di soprannumerarietà, le scuole possono (devono, in modo quasi prescrittivo) far ricorso al curricolo a disposizione delle scuole (art.8 DPR 275/1999) pari a 66 ore per ciascun anno scolastico del biennio, pari a 2 ore settimanali. Tale flessibilità organizzativa, metterà in moto una frammentazione del sistema educativo

nazionale. La discrezionalità nel definire i programmi, scardinerà, inevitabilmente, il principio di uguaglianza e omogeneità dell’offerta formativa. L’ eccessiva flessibilità curricolare (art.8 DPR 275/99) potrebbe essere interpretata come una violazione della competenza esclusiva dello Stato in materia di “Norma generali sull’ istruzione” (art.117, co 2, lett.N Costituzione) e metterà in moto una miriade di ricorsi.

Con tale riforma, avremo un ritorno della vecchia ed insipida scuola di avviamento professionale poiché il DM risponde a un perverso principio della destra italiana: i figli delle famiglie povere non possono studiare per CONOSCERE, ma solo per IMPARARE un lavoro. Gli alunni, adesso, avranno un accesso al lavoro in piena età dell’obbligo e la scuola avrà una posizione ancillare nei confronti delle aziende.

Il giorno 8 del mese di aprile c’è stato un incontro di conciliazione tra il MIM e quasi tutte le sigle sindacali che ha portato ad un parziale allentamento delle tensioni ma

non ha assolutamente risolto i problemi di fondo della controriforma. L’ amministrazione si è dichiarata disponibile a introdurre cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali con la promessa di un tavolo tecnico, ma la strada verso una soluzione condivisa appare lontanissima.

C’ è da aggiungere che il Consiglio Superiore della pubblica istruzione, chiamato ad esprimere il proprio parere sul provvedimento del governo, oltre a criticare la tempistica della riforma, avvenuta ad iscrizioni già effettuate, ha segnalato forti criticità per le scuole proprio per la nuova disciplina “Scienze sperimentali”. Le classi di concorso dei docenti impegnati in tale insegnamento sono, infatti, diverse. Il CSPI chiede al MIM chiarezza operativa per le istituzioni scolastiche, noi COBAS invece, chiediamo di rispedire al mittente tale sciagurata riforma.

Ci opporremo con tutte le nostre energie (mozioni collegiali, azioni di disturbo, sit-in) per bloccare questo scellerato disegno. Val la pena ricordare che lo sciopero da noi indetto nelle giornate del 6 e 7 maggio (contro i TEST INVALSI nelle primarie) ha nella sua piattaforma anche la cancellazione del DM 29/2026.

Invitiamo, quindi, il mondo della scuola: docenti, genitori, ATA e studenti a mobilitarsi in occasione dello sciopero per salvaguardare l’integrità e la specificità del nostro sistema scolastico.

Massimo Montella

Esecutivo Nazionale COBAS Scuola

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