11-ottobre

BASTA PRECARIATO NELLA SCUOLA PUBBLICABASTA AL MERCIMONIO DEI TITOLI FORMIAMO UN FRONTE DEL PRECARIATO

Diamo i numeri! Le inchieste condotte sul precariato scolastico nell’ultimo decennio evidenziano come la precarietà occupazionale nella scuola pubblica sia in costante aumento. Nell’anno scolastico scorso, il 2023/2024, una persona su quattro ha lavorato a scuola con un contratto a tempo (24%). Addirittura, i numeri del precariato aumentano parlando dei posti di sostegno, occupati quasi al 60% da personale precario. Precari* a chi?! Da questi numeri risulta come un pezzo importante della scuola pubblica italiana sia portato avanti, annualmente, da personale precario. Ogni anno, migliaia di docenti e di ATA garantiscono il funzionamento della scuola nonostante l’instabilità economica, l’ansia per il futuro, la frustrazione professionale. Il precariato danneggia le persone coinvolte, ma anche la collettività: tra sostituzioni e cambiamenti continui, in classe come in segreteria, la perdita di continuità, di motivazione e di benessere inquina tutta la comunità scolastica. Affrontare il problema del precariato, allora, vuol dire garantire una scuola pubblica di qualità. Oltre al danno, la beffa! Le persone che devono competere annualmente nelle GPS per accaparrarsi un posto a scuola hanno a che fare con enti di formazione, pubblici e privati, che offrono corsi e certificazioni a prezzi proibitivi: è il mercimonio dei titoli culturali e di accesso, che sta portando anche a situazioni grottesche, al limite della legalità. Anche la formazione di nuovi* docenti è ormai colpita dalle logiche del profitto con il mercato delle abilitazioni, che sta rendendo l’accesso a scuola selettivo per classe e per reddito… a dispetto del “merito”! Diamoci un taglio! Bisogna intervenire su questi problemi investendo nella scuola pubblica, in termini economici e strategici. Subito, bisogna garantire piena stabilità al personale con contratti a termine, anziché tagliare continuamente le risorse per bilanciare i conti, per alimentare la guerra o addirittura per finanziare le scuole private. Bisogna finanziare percorsi formativi accessibili per tutt* e di indiscussa qualità. Divide et impera In assenza di una seria politica di programmazione delle assunzioni e della formazione, le persone precarie restano esposte a proposte e a sanatorie sempre diverse, come pure alle soluzioni costose degli enti di formazione. Il risultato di queste manovre è una insensata guerra tra poveri: il precariato è diviso dalle logiche e dalle politiche della competizione; logiche sostenute, negli anni, dalle principali sigle sindacali, che hanno assicurato l’appoggio a soluzioni contraddittorie e confuse. Precari* di tutti gli istituti, uniamoci! Stanno rinascendo dal basso alcuni comitati di precari* che hanno voglia di ricostruire un fronte unito, nel tentativo di superare la pluralità di istanze e le differenze di obiettivi, per ricondurre tutte le proprie energie verso un unico obiettivo: la richiesta di un canale di reclutamento coerente, per dire basta allo sfruttamento economico e professionale a cui sono esposte le persone lavoratrici precarie. L’obiettivo è la stabilizzazione e la fine del mercimonio dei titoli culturali e di accesso. Appoggiamo questi tentativi di unità e li promuoviamo nel territorio, guardando ad un orizzonte comune: una scuola pubblica, inclusiva e solidale, di prioritaria importanza per la società tutta.
INFORMIAMOCI, AGITIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI

Comments are closed.